|
Con
Tarzan siamo alla presenza di un archetipo del fumetto,
di fronte ad un personaggio carico di storia che, partendo da una matrice
diversa, quella letteraria, ha saputo evolversi e caratterizzarsi nell'arco
dei decenni. Il nostro uomo delle scimmie vede la luce, come si sa,
grazie alla penna di Edgar Rice Burroughs, che nel 1912 scrive
l'avventura Tarzan of the Apes, Tarzan delle scimmie, secondo
libro di quest'autore che, prima di approdare al successo letterario,
aveva fatto mille sfortunati lavori ed era arrivato quasi sull'orlo
del fallimento avendo, senza fortuna, tentato di metter su un'impresa
per la vendita di temperini.
Settecento dollari fu il compenso per quest'opera che venne pubblicata
in un'unica puntata sul numero dell'ottobre 1912 del mensile The
All Story e ha goduto subito di un successo insperato che ha portato
ben presto alla sua ripubblicazione in volume, nel 1914, grazie alla
A.L McClurg Company, ed è diventato best-seller dell'anno con
900.000 copie vendute, aprendo la strada ad una fortunata serie che
arriverà fino al 25° volume, Tarzan e la legione straniera,
edito nel '47.
Il
nostro eroe vedrà quindi convivere media diversi nel suo percorso:
dai libri del suo creatore, a fortunate trasposizioni cinematografiche,
la prima è del 1918, in piena era del muto, con Elmo Lincoln
per attore, al fumetto. Tarzan, fumettisticamente parlando, nasce il
7 gennaio 1929 con 60 strisce giornaliere tratte dal primo romanzo,
disegnate dal grande Hal Foster e pubblicate sino al 16 marzo
1929. Esse erano un test per saggiare le reazioni del pubblico. Trovando
una buona rispondenza, Tarzan continuò il suo percorso editoriale.
Quello di Tarzan è un topos letterario, in fin dei conti la figura
del bambino abbandonato da piccolo e allevato da animali risale all'antichità,
basti pensare, per quel che ci riguarda, alle figure mitologiche di
Romolo e Remo allevati dalla Lupa Capitolina. Ci sono poi tanti epigoni
letterari, il Mowgly del Libro della giungla di Joseph
Rudyard Kipling per esempio, per citare il più vicino
precedente. In Burroughs questo luogo dell'immaginario si carica di
un anelito libertario. Tarzan è la figura del puro che cresce
in un ambiente naturale, vivendo in accordo con le primeve leggi di
natura e che odia tutte le sovrastrutture e convenzioni della nostra
società che non fanno per lui.
Se pensiamo che quelli erano gli anni del positivismo, dell'esaltazione
della scienza e della tecnica come leve per portare il mondo ad una
nuova età dell'oro, delle esposizioni universali che magnificavano
l'inventiva tecnologica che in quegli anni mutava profondamente il vivere
quotidiano, quella di Tarzan è una figura contro, di opposizione
alla società da catena di montaggio che stava emergendo. Tarzan
è un uomo libero che con la sua intelligenza, la sua forza, la
sua inventiva domina un ambiente ostile divenendone il re. Sublima quelle
qualità che dovrebbero differenziarci dal mondo animale. E' un
modello ed è, in fondo, il primo super eroe. Un antesignano dell'Uomo
Ragno che usa le liane per muoversi al posto delle ragnatele
con cui l'aracnide attraversa la giungla d'asfalto newyorchese, un pre-Superman
dalla forza smisurata. Quanti eroi successivi gli saranno debitori,
quanti saranno gli epigoni che si genereranno da lui, tanto più
vicini o lontani dalla matrice originaria: dal nostrano Akim
al marvelliano Ka-zar, per citarne solo due. Con Tarzan,
poi, si puntano i riflettori su un continente esotico che gli americani
conoscevano davvero molto poco, la lontana e fascinosa Africa. Per noi
europei era stata ed era una terra da colonizzare, per gli americani
un mondo sconosciuto, una nuova frontiera. Il Tarzan fumettistico muove
in quel nuovo mondo dell'immaginario scoprendo un continente lontano
e misterioso rappresentato sia realisticamente con i suoi popoli, i
suoi ambienti, le sue belve, sia in modo fantastico. Nelle sue avventure
Tarzan non entra in contatto soltanto con le popolazioni africane, non
lotta solo con negrieri e animali feroci ma scopre antiche civiltà
perdute, terre misteriose, "mondi" fuori dal tempo che vellicano
la fantasia del lettore.
Questa dicotomia
realtà-fantastico arricchisce il percorso narrativo del personaggio.
In fondo egli, fumettisticamente, nasce nel '29. L'anno del crollo di
Wall Street e della Grande Depressione, nasce in un periodo triste in
cui il lettore aveva bisogno di evasione per distrarsi e così
riusciva a perdersi nella lussureggiante giungla nella quale la nostra
scimmia bianca si muoveva.
Tarzan viene
edito nello stesso anno in cui un altro eroe della letteratura disegnata
muove i primi passi: Buck Rogers, che percorre un altro
sentiero dell'avventura: lo spazio ed il nostro tempo futuro. Questo
minatore, novello Rip Van Vinkle, che si risveglia dopo un sonno
durato cinque secoli nel 2429, e ha in comune con Tarzan la volontà
di esplorare le nuove vie dell'avventura, nuovo tipo d'eroe che in quegli
anni si affaccia e genererà tantissimi personaggi in quest'era
aurea dei comics. Giungla e spazio, due mondi fascinosi da esplorare.
Primo
disegnatore di Tarzan è Harold Foster che adatta, come abbiamo
detto, la prima avventura di Tarzan per la United Feature Syndacate.
Ogni striscia contiene cinque vignette e si segnala per l'assenza delle
ormai consuete nuvolette. Al suo interno vi sono infatti testi scritti
da Joseph H. Neebe, un dirigente dello stesso syndacate, a commento
delle immagini. Al termine di quest'avventura Foster ritorna a lavorare
nel campo della pubblicità mentre la serie viene affidata a Rex
Maxon. Maxon, poi, dal tratto un po' legnosetto, disegnerà
a lungo, diciotto anni, le daily strip del personaggio mentre, quando
si deciderà di produrre anche delle tavole domenicali del personaggio,
per eseguirle verrà richiamato Foster, in difficoltà economiche
per gli effetti della Grande Crisi, che dal 1931 vi lavorerà
fino al 1936 quando andrà a creare un altro caposaldo del fumetto:
il Principe Valiant.
Con Foster siamo alla prima interpretazione di Tarzan, un Tarzan diverso
dalla nostra immagine consolidata, più simile a quello raffigurato
per la prima volta sulla copertina di The All Story, in cui fece il
suo debutto disegnato da Clinton Pettee, un illustratore che
collaborava con la rivista. Foster è accuratissimo nel suo lavoro,
nel disegnare gli sfondi e tratteggiare realisticamente la giungla in
cui si muovono i personaggi. Un'alta abilità illustrativa, un
accurato lavoro di documentazione e un saggio uso del bianco e nero
è alla base del suo lavoro. Il suo Tarzan è sì
un uomo possente ma è anche elegante, e questo è un modo
di rappresentarlo che ben illustra la dicotomia del personaggio, da
un lato un selvaggio cresciuto dalle scimmie, dall'altra il rampollo
di una nobile famiglia inglese.
Ad occuparsi del personaggio, nelle tavole domenicali, verrà
poi Burne Hogart con il quale Tarzan verrà ritratto in
tutta la sua possanza in una michelangiolesca grandiosità corporea.
Dapprima Hogart preferisce imitare Foster, mantenendo anche la scelta
di non utilizzare le nuvolette, poi, nel corso degli anni quaranta,
via via, lo reinterpreta sempre più personalmente. Il Tarzan
di Hogarth sembra innervato da una continua tensione elettrica nella
sua dinamicità, un furore dinamico ne plasma il corpo, contorto
spesso in torsioni impossibili che esaltano la muscolatura del nostro
eroe. Dovendo parlare del personaggio, Hogarth dirà "Tarzan
è lo schiavo di Michelangelo liberato da un blocco di pietra
e fatto uomo". Ed il suo personaggio è la forza fatta disegno,
del resto lui era un profondo conoscitore del corpo umano, sapeva come
farlo "parlare", e la sua conoscenza la riverso in alcuni
testi, come il conosciuto "Dinamic Anatomy" edito nel 1958,
che sono stati tradotti in tutto il mondo. Di Foster, Hogart mantiene
la visione cinematografica delle scene, le sue vignette però
cambiano spesso di dimensione per adattarsi alla spettacolarità
di quanto narrato graficamente. Ampie vignette orizzontali o verticali
consentono di costruire pose di impatto visivo immediato. La sua prima
tavola domenicale è del 5 maggio 1937, nel 1945 lascerà
il personaggio per un biennio, sostituito da Amilcar Ruben Moreira
(Rubimor), tornerà nel 1947 e resterà fino al 1950. Rex
Maxon, dal canto suo, continuava a disegnare le daily strip e lo farà
fino al 1947. Intanto anche la guerra era entrata nel fumetto ed anche
Tarzan combatteva nazisti ed alleati. In una storia del 1943 disegnata
da Maxon vedremo Tarzan alle prese addirittura con Adolf Hitler
in persona dandogli una sonora mazzata.
Dopo
Maxon tanti artisti si succedettero alla conduzione delle strisce quotidiane
(Dan Barry, per esempio). Su quelle domenicali avremo Bob
Lubbers che per un periodo si occupò anche di quelle quotidiane,
poi arriverà, per 14 anni, John Celardo e quindi Russ
Manning. Il nome di Russ Manning ci porta ad un altro settore dell'avventura
editoriale dell'uomo della giungla: i comics.
Sin dagli anni '30 cominciarono ad apparire nel classico formato a 32
pagine degli albi americani, avventure di Tarzan riprese dai libri di
Burroughs. Sarà però dal 1947 che la Dell Comics cominciò
a pubblicare avventure inedite dapprima disegnate da Jesse Marsh,
poi, dal 1965, quando quest'ultimo abbandonò la serie, da Russ
Manning, che quindi si occuperà ben presto di tutto il Tarzan
edito: le daily strip dal 1967 e le pagine domenicali dal 1968. Manning
ha un tratto davvero affascinante ed il suo Tarzan è una gioia
per gli occhi. Fluide e nitide le sue vignette aprono davanti ai nostri
occhi scenari fantastici che vanno da antiche città perdute,
ad animali preistorici, a popoli esotici in un tripudio di immaginifici
disegni. Solare e accattivante, il suo Tarzan apre uno dei cicli di
avventure meglio riuscite della sua decennale saga. Si occuperà
del personaggio fino al 1979. Non si può non tacere poi di altri
grandi che si sono occupati del nostro: il massiccio John Buscema
e il graffiante Joe Kubert, ciascuno con la sua personale interpretazione.
E
in Italia, che ne è di Tarzan? Sul nostro suolo patrio la presenza
di Tarzan risale a davvero tanto tempo fa. Per la prima volta appare
nella rivista mondadoriana I romanzi di cappa e spada. Dal numero
24 del 3 ottobre 1934 al 43 del 14 luglio 1935 venne pubblicata a puntate
la prima avventura di Foster. Poi fu la volta dell'Audace, 1935,
di Pinocchio, di Jumbo (e qui, tra l'altro nel 1938 apparirà
la prima tarzanide in gonnella, Sheena la regina della giungla,
di W. Morgan Thomas), di Paperino e così
via a dare spazio al personaggio. Pubblicato in piena era fascista sfoggerà
un più teutonico nome, venne infatti ribattezzato Sigfrido
per sfuggire alle maglie della censura, come accadde per tanti altri
eroi d'oltremare. Tra l'altro il suo irsuto torace venne nascosto da
una bella maglietta disegnata per nascondere l'imbarazzante torso nudo.
In ogni caso, tra i vari editori di Tarzan, la mia memoria rimane ancorata
agli albi della Cenisio che, dal 1968 al 1980, pubblicò gran
parte del materiale edito di Tarzan.
Ultimamente egli è riapparso nelle nostre edicole grazie alle
Edizioni If che gli hanno dedicato una serie di bei volumetti, arricchiti
da un buon apparato critico, che consentono di rivedere in azione il
nostro eroe sempreverde nel suo fantastico mondo. E ti pare quasi di
riascoltare quel suo meraviglioso urlo prorompere da quelle pagine in
bianco e nero.
|